Shakespeare - Sonetti, CXLVIII


Oh, come potrebbe l'occhio d'amore essere veritiero -
quand'è così turbato da lacrime e da
veglie? - Nessuna meraviglia allora se mi
sbaglio nel vedere: il sole stesso non vede, finché il
cielo non si rischiara. - Oh, astuto amore, con
lacrime tu mi tieni cieco, - perché vedendo bene,
gli occhi non scoprano i tuoi turpi difetti.

Shakespeare
Esprimendosi.com
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