Shakespeare, Sonetto, 147


Febbre è il mio amore, e sempre si tormenta  su ciò che meglio alimenta il suo male; così nutre il suo morbo, lo sostenta per appagare una perversa fame.
Il sonno, medico d’amore, irato perché trascuro ogni sua prescrizione, mi abbandona; e mi accorgo, disperato, che il desiderio è morte, che è contro ogni ragione.
Non ho più scampo, ora che fuor di senno straparlo d’ansia, pazzo furente, i miei pensieri quelli del folle sono persi dal vero, vani, vanamente: io ti giuravo luminosa e pura; sei il nero inferno, la notte più oscura.

Shakespeare, La perfidia del destino
Esprimendosi.com
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