Arthur Schopenhauer - Massima n°2, L'arte di conoscere se stessi

Già nella mia prima giovinezza, osservando me stesso ho notato che mentre tutti gli altri aspiravano a beni esteriori io non dovevo mirare a questo.
Serbo infatti in me un tesoro che ha un valore infinitamente superiore a ogni bene esteriore, e si tratta soltanto di portarlo alla luce: ma le prime condizioni per farlo sono l'educazione spirituale e il tempo libero a completa disposizione, quindi l'indipendenza.
La consapevolezza di ciò, oscura e vaga agli altri, mi si fece di anno in anno più chiara, ed è sempre bastata a rendermi prudente e oculato, cioè a preoccuparmi di salvaguardare me stesso e la mia libertà, e non un bene esteriore, quale che fosse.
Andando contro la natura e il diritto umano ho dovuto sottrarre le mie forze al servizio della mia persona e alla promozione del mio benessere per offrirle al servizio dell'umanità.
Il mio intelletto non è appartenuto a me, bensì al mondo.
La percezione di questa condizione eccezionale e del difficile compito che richiedeva - vivere senza impiegare le mie forze per me stesso - mi ha sempre angosciato e mi ha reso ancora più apprensivo e ansioso di quanto già fossi per natura.
Eppure sono andato fino in fondo, ho risolto il compito, compiuto la mia missione.
Per questo sono stato legittimato a vigilare con scrupolo che anche da vecchio mi rimanesse il sostegno della parte di eredità paterna che tanto a lungo mi ha mantenuto, e senza la quale l'umanità non avrebbe avuto nulla da me.
Nessun ufficio al mondo, nessun incarico di ministro o di governatore mi avrebbe risarcito del tempo libero che mi è stato concesso per nascita.

Arthur Schopenhauer

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