Ricordi di Marco Aurelio, L'uno e i molti

LIBRO SECONDO
1 Al mattino comincia subito a dire con te stesso: avrò da fare con gente che mette il naso negli interessi altrui; con ingrati; con violenti; con furbi; con malevoli; con gente non socievole.
Tutto questo accadde a costoro per ignoranza del bene e del male.
Io, invece, che già ho potuto meditare sulla natura del bene e apprendere ch'esso è bello; e del male, ch'è brutto; meditare sulla natura di colui che sta commettendo il male e apprendere che quell'uomo è mio affine, non certo per identità di sangue o di seme, bensì in quanto partecipe d'una mente e d'una funzione ch'è divina; apprendere che non posso venir danneggiato da qualche difetto di altri (in realtà nessuno mi potrà implicare nella sua bruttezza); io non posso adirarmi con mio affine e neppur sentirmigli nemico.
Siamo nel mondo per reciproco aiuto, come piedi, come mani, come palpebre, come i denti di sopra e di sotto in fila; in conseguenza è contro natura ogni azione di reciproco contrasto.
Ed è contrasto l'ira e la reciproca avversione.

Marco Aurelio
Esprimendosi.com
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