Breve biografia Giacomo Leopardi


Giacomo Leopardi nacque a Recanati nel 1798 e morì a Napoli nel 1837. Poeta e prosatore, lungo tutta la sua vita aspirò ad essere anche un <<filosofo>>, cioè, in linea con il significato che il termine aveva assunto nel Settecento illuministico, un intellettuale che si interroga sulle ragioni delle cose e sul senso della vita. Testimonianza viva di questa sua aspirazione sono le pagine dello Zibaldone, il voluminoso scartafaccio in cui tra il 1817 e il 1832 egli venne appuntando ogni sorta di riflessione, ricordi, note di conversazione, progetti di lavoro, osservazioni di poetica, considerazioni linguistiche e, anche, pensieri sull'uomo e sulla vita. Molti di questi pensieri <<filosofici>> dello Zibaldone furono poi utilizzati da Leopardi per redigere il nucleo centrale di quella raccolta di Pensieri che non condusse mai a termine e che Antonio Ranieri pubblicò postuma, nel 1845, raccolta che il poeta vagheggiava fin dal 1829 e che avrebbe voluto intitolare Paradossi. I <<pensieri>> leopardiani contengono, ovviamente, l'espressione sintetica delle esperienze e della <<filosofia>> del poeta. Tra essi, alcuni, di forma particolarmente concisa, hanno tutte le caratteristiche degli aforismi. Veri e propri aforismi, inoltre, sono i <<detti memorabili>> in cui Leopardi concentra la sofferta concenzione esistenziale di quella proiezione di se stesso che è il Filippo Ottonieri della Operette morali. Ovviamente, nei <<pensieri>> e nei <<detti>>, nella loro secchezza epigrammatica, è dato trovare, per lo più raggelati in una distaccata freddezza, i temi e i motivi fondamentali del Leopardi poeta.

Di seguito alcuni suoi aforismi:

L'ubbriachezza mette in fervore tutte le passioni, e rende l'uomo facile a tutte, all'ira, alla sensualità ecc. massime alle dominanti in ciascheduno.

L'abuso e la disubbidienza alla legge, non può essere impedita da nessuna legge.

Sono state sempre derise quelle poesie che avevano bisogno di note per farsi intendere.

Una cosa stimabile non può essere apprezzata degnamente se non da quelli che ne conoscono il valore.

L'egoismo comune cagiona e necessita l'egoismo di ciascuno.

Non possiamo né contare tutti gli sventurati, né piangerne un solo degnamente.

L'insegnare non è quasi altro che assuefare.
Esprimendosi.com
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