Poesie Giosuè Carducci, Anacreontica romantica

Nel bel mese di maggio
Io sotterrai l'Amor
De' nuovi soli al raggio
Sotto un'acacia in fior.

Le requie lamentose
Disser gli augelli in ciel,
E fu tra gigli e rose
Del picciol dio l'avel.

Fu tra le rose e i gigli
D'un molto amato sen:
I prati eran vermigli,
Rideva il ciel seren.


Una memoria mesta
Vi posi a vigilar:
Poteasi de la festa
Il morto contentar.

Ahi, ma la tomba è cuna
Al piccolo vampir!
Al lume de la luna
Vuol tutte notti uscir.

Vien, su le tempie ardenti
Co' i vanni aperti sta;
Gli scuote lenti lenti,
E addormentar mi fa.

Susurra a l'alma stanca
Un'ombra ed un ruscel,
Ed una fronte bianca
Ride tra un nero vel.

Così, mentr'ei del mite
Sonno m'irriga e tien,
Morde con due ferite
L'umida tempia e 'l sen.

Per quelle il rosso sangue
Tutto mi sugge Amor,
E vaneggiando langue
La vita al capo e al cuor.

Ma, perché più non possa
Il reo vampiro uscir,
Dee su l'aperta fossa
Un prete benedir.

L'incanto allor si scioglie
E il morto in cener va;
Più da vestirsi spoglie
Il dèmone non ha.

L'avello del tuo petto,
O donna, io l'aprirò;
Il morto piccioletto
Vedervi dentro io vo';

Io vò che putre e mézzo
Polvere ei torni in fin:
Prete sarà il disprezzo
Ed acqua santa il vin.

 Giosuè Carducci, 1873
Esprimendosi.com
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