William Shakespeare, Sonetti 86

Era l'orgogliosa vela gonfia dei suoi possenti versi,
dispiegata alla tua impareggiabile conquista,
che serrava i miei pensieri maturi nel mio cervello,
facendo tomba del grembo dov'erano nati?
Era il suo spirito, da altri spiriti aiutato a scrivere
al di sopra d'ogni umano potere, che mi colpiva a morte?
No, non lui, né i suoi compari della notte
che lo ispiravano, ammutolirono i miei versi.
Lui e il suo affabile dèmone familiare,
che ogni notte lo rimpinza d'informazioni,
non posso gloriarsi vincitore per il mio silenzio:
non avevo di loro alcuna paura.
Ma quando il tuo favore riempì i suoi versi,
mi venne sottratta l'ispirazione, e ciò uccise i miei.

Shakespeare

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