Arthur Rimbaud, Bandiere di maggio

Tra i rami dei tigli
muore un esangue grido di caccia.
Ma canzoni argute
volteggiano fra l’uva spina.
Il sangue rida nelle nostre vene:
ecco che già s’intrecciano le viti.
Il cielo è leggero come un angelo.
L’azzurro e l’onda si confondono.
Esco. Se un raggio mi ferisce
io morirò sul muschio.

Pazientare ed annoiarsi
è troppo semplice. Al diavolo le mie pene.
Io voglio che la drammatica estate
mi leghi al suo carro della fortuna.
Possa io morire per opera tua, Natura,
ma meno vuoto e meno solo!
Mentre i Pastori, è strano,
muoiono quasi per opera del mondo.

Desidero che le stagioni mi consumino.
A te, Natura, io mi arrendo,
con la mia fame e tutta la mia sete.
E tu, per favore, nutri e disseta.
Niente, più niente mi illude;
ridere al sole, è ridere ai genitori,
ma io non voglio ridere più a nulla;
e libera sia questa sventura.

Arthur Rimbaud.

Esprimendosi.com
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