Trattato sul Successo di R.W.Emerson

REALIZZARE LA VITA

SAGGI DI

RALPH WALDO EMERSON

Una cosa è buona sempre,
quella cosa è il Successo,
caro alle Eumenidi,
e a tutta la celeste stirpe.
Chi abita a casa, e altrove non guarda,
porta le insegne e ha maestria con la spada.

Il nostro popolo americano non può essere accusato di lentezza nell'agire o nel lodare le proprie azioni. La terra è scossa dai nostri macchinari. Stiamo sentendo la nostra giovinezza,  e il nerbo e le ossa. Abbiamo la potenza di terre e mari, e sappiamo che uso farne, Facciamo censimenti, leggiamo le nostre quotazioni in crescita, e studiamo le nostre mappe, che in uno o due anni sono già vecchie. I nostri occhi scorrono entusiasti lungo le linee ferroviarie e telegrafiche in continuo allungamento. Ci siamo avvicinati più di tutti al Polo. Abbiamo scoperto il continente antartico, Interferiamo con l'America centrale e meridionale, a Canton e in Giappone, stiamo ingrandendo territori già enormi. La nostra costituzione politica è la speranza del mondo, e valutiamo noi stessi sulla base di tutti questi fatti.
E' la via del mondo; la legge della gioventù, della forza che si dispiega. Gli uomini son fatti ciascuno con un qualche trionfante superiorità, che, tramite qualche adattamento di dita, orecchie, occhi, o abilità di calcolo, pugilistica o musicale o letteraria, arricchisce la comunità con una nuova arte; e non siamo solo noi ad apprezzare questi titoli, ma anche tutti gli uomini i stirpe europea. Giotto poteva disegnare un circolo perfetto: Erwin di Steinbach  poteva costruire una cattedrale; Olaf, re di Norvegia, poteva correre tutto attorno alla sua galea sulle pale dei remi mentre la nave era in moto; Ojeda poteva correre veloce su un asse sporto dall'alto di una torre, voltarsi di scatto e tornare indietro; Evelyn sriveva da Roma: "Bernini lo scultore, architetto, pittore e poeta fiorentino, poco prima del mio arrivo a Roma, fece rappresentare pubblicamente un'opera per la quale aveva dipinto le scene, intagliato statue, inventato macchinari, composto musica, scritto la commedia e costruito il teatro>>.
"Non c'è nulla nella guerra", disse Napoleone, "che io non sappia fare colle mie mani. Se non c'è nessuno che prepari la polvere da sparo, posso farlo io. Se necessario, so fondere cannoni, so io come costruirli. Se necessario, so fondere cannoni alla fornace. Se occorre insegnare i dettagli su come adoperarli in battagli, lo farò io. Quanto all'amministrazione, io solo mi occupo della parte finanziaria, come sapete".
Su Linneo, fra le molte altre prove di benefiche capacità, c'è un aneddoto per cui, essendosi guastato tutto il legname dei cantieri navali di Svezia, il governo volle che egli trovasse un rimedio. Linneo studiò gli insetti che infestavano il legno e scoprì che deponevano le uova nei tronchi in certi giorni d'aprile, quindi ordinò che in quella stagione, per dieci giorni, s'immergessero i tronchi nell'acqua della darsena; con ciò, il legname non si guastò più.
Colombo a Veragua trovò oro a palate; ma lasciando la costa, con centocinquanta abili marinai, alcuni dei quali vecchi piloti di cui aveva sperimentato sulla sua pelle la scaltrezza e la perfidia, il saggio ammiraglio tenne segreto il registro del suo viaggio di ritorno. Giunto in Spagna, disse al re e alla regina che "avrebbero potuto domandare a ogni pilota venuto con lui dove sia Veragua. Lasciate pure che rispondano e dicano se sanno dov'è. Io dico che non potranno dirvi altro che andarono in terre dove l'oro abbonda, ma che ignorano la via per tornarvi, e sarebbero costretti a partire per un viaggio di scoperta, come se non vi fossero mai stati. C'è un modo di calcolare", soggiunse con orgoglio, "derivato dall'astronomia, che è certo e sicuro per chi sappia intenderlo".
Ippocrate in Grecia sapeva come fermare la peste divoratrice che devastava l'Atene dei suoi tempi, e la sua abilità fu sepolta con lui. Il dottor Benjamin Rush, a Philadelphia, eroicamente condusse la città attraverso la febbre gialla del 1793. Leverrier portava con sé, nella sua testa, il sistema copernicano, e sapeva dove andare a guardare per scoprire nuovi pianeti. Abbiamo visto una signora americana scrivere un racconto da più di un milione di copie vendute in tutte le lingue, che aveva il merito di parlare al cuore universale, ed era letto in ogni casa con uguale interesse nei salotti, nelle cucine, e nelle camerette dei bambini. Abbiamo visto donne che riuscirono a fondare ospedali e scuole negli eserciti. Abbiamo visto una donna che, con un puro e semplice canto, poteva commuovere le anime di interi popoli. E non c'è limite a queste verità di talenti.
Queste sono arti di cui dobbiamo essere riconoscenti, poiché ciascuna è una nuova direzione della potenza umana. Non abbiamo altra scelta che quella di rispettarle. Il successo, poi, di certo negli altri lo consideriamo come un test, visto che lo facciamo anzitutto con noi stessi. Ci rispettiamo di più se abbiamo avuto successo. Né lesiniamo a ciascuno di questi benefattori la lode o il profitto che gli viene dalla sua industria.
In questi esempi abbiamo gradi piuttosto diversi di merito morale. Noi e la nostra razza, rispetto agli altri uomini, attribuiamo un valore più alto alla ricchezza, alla vittoria e a ogni specie di superiorità bruta, abbiamo una minore tranquillità della mente, ci accontentiamo meno facilmente. Al sassone si insegna fin dall'infanzia a desiderare di essere il primo. Lo scandinavo era un cavalcatore, un lottatore, un pirata audace e instancabile. Le antiche ballate norrene lo descrivono afflitto da questa inestinguibile sete di vittoria. La madre dice al figlio:

"Il successo sarà nel tuo destriero,
successo in te, che è la cosa migliore,
successo nella tua mano, nel tuo piede,
nella lotta con l'uomo e le creature infide:
il caro santo Drithin e il sacro Dio, davvero
Mai chiuderanno gli occhi sulla tua carriera:
guardati, guardati, Svend Vonved"

Questi fatti che oggi esaltiamo non hanno tutto il significato che diciamo noi. Queste tecniche di cui si vanta sono di origine recentissima. Sono comodità locali, ma nulla aggiungono alla nostra statura. I più grandi uomini del mondo sono riusciti a non averne bisogno. Newton fu un grande uomo, senza telegrafo, gas, treno a vapore, scarpe di gomma, fiammiferi, o l'etere per calmargli i dolori: così furono Shakespeare e Alfredo e Scipione e Socrate. Sono comodità locali, ma com'è facile oggi andare in parti del mondo dove queste tecniche non solo mancano, ma sono disprezzate. Gli sceicchi arabi, la gente più onorata nel pianeta, non le vogliono, eppure hanno rispetto di sé quanto gli inglesi; e sanno impressionare i francesi e gli americani che li visitano, col rispetto che si deve all'uomo coraggioso e autosufficiente.
Questi fatti di sicuro differiscono per merito, e alcuni di essi implicano una partenza di tipo elevato. Ma il pubblico stima l'invenzione più di quanto la stimi l'inventore. Questi sa che, là, da dove è venuta l'invenzione, c'è di più e di meglio. Il pubblico vede in essa un segreto per far soldi. Gli uomini vedono la ricompensa di cui gode l'inventore, e pensano: "Come potremmo ottenerla?" Causa ed effetto sono un po' tediose; come saltare al risultato con mezzi brevi o fasulli?Siamo senza scrupoli. Ciò che chiediamo è vittoria, senza riguardo alla causa; dopo il sistema di Rob Roy, dopo quello di Napoleone, per essere i più forti oggi, le vie di fatto dei Talleyrand, gente prudente, i cui orologi van più veloce di quelli dei vicini, e che sanno intravedere il primo momento di declino e si gettano all'istante dalla parte vincente. Ho sentito dire che Nelson soleva ripetere: "Non m'importa della giustizia o dell'impudenza, purché abbia successo". Per Lord Broungham l'unico dovere dell'avvocato difensore è di "scarcerare il prigioniero". Fuller dice che è massima degli avvocati che "una corona regale, una volta portata, annulla ogni ifetto di chi la porta". Rien ne réussit mieux que le succés. E noi americani siamo presi da quest'insania, come possono mostrare le nostre bancherotte e la nostra politica noncurante. Siamo grandi per esclusione, cupidigia arraffona ed egotismo. Il nostro successo prende da tutti ciò che dà a uno solo. E' uno scorazzare predatorio, maligno, che s'esaurisce fra cure angosciose, alla ricerca della fortuna.
L'egotismo è una sorta di benda rigida che conferisce all'uomo concentrazione e forza momentanea, e pare molto usato in natura per organismi in cui si richiede un'energia locale e spastica. Io potrei indicare uomini di indispensabile importanza nella vita americana, uomini con questi umori la cui assenza sarebbe una grave privazione, una perdita nazionale. Ma con essi la conversazione si svuota. Alla fine non si metteranno alla prova con voi. Son sempre lì che interpongono fra voi e loro questo sé pasciuto e rimpinzato. E' ovvio che han bisogno di una lunga educazione per giungere a semplicità e a un fare limpido, ossia a ciò che un uomo saggio cerca anzitutto nel suo compagno. La natura sa come convertire il male in bene: la Natura utilizza avari, fanatici, esibizionisti, egoisti, per compiere i suoi fini; ma non per questo dobbiamo pensare che le nostre debolezze siano migliori. La passione del successo improvviso è rozza e puerile, proprio come la guerra, cannoni ed esecuzioni sono usate per far piazza pulita di selvaggi malvagi, ottusi, irrimediabili, ma non sempre dannose per i conquistati.
Odio quest'americanismo superficiale che spera di arricchire col credito, di acquistare conoscenze con colpetti sul tavolo nelle sedute di mezzanotte, d'imparare l'economia della mente con la frenologia, o abilità senza studio, o maestria senza apprendistato, o la vendita di merci fingendo che vendano bene, o la potenza facendo credere di esser potenti, o servendosi di giurie corrotte o concussioni, brogli e "ripetizioni" di voti, o ricchezza con la frode. Essi credono di averla ottenuta, ma hanno ottenuto qualcos'altro, un crimine che ne chiama un'altro, e un altro diavolo dietro a quello: sono passi verso il suicidio, l'infamia e la deturpazione dell'umanità. Ci assecondiamo l'un l'altro in questa vita di ostentazione, di montature pubblicitarie, di reclame e fabbricazione dell'opinione pubblica; e l'eccellenza è persa di vista nella fame di prestazioni e lodi subitanee.
Un saggio artista italiano come Michelangelo scrisse di sé: " Essendo morto il Cardinal Ippolito, in cui riponevo tutte le mie migliori speranze, cominciai ad avvedermi che le promesse di questo mondo sono per la più parte vani fantasmi, e che il confidare in se stessi, e divenir cosa di valore e di pregio, è la via migliore e più sicura". Non sicuro che il lettore assentirà a ogni mia proposizione, ma penso che saremo d'accordo sulla mia prima regola del successo: lasciare ogni millanteria e reclame, e pigliare la via di Michelangelo, "confidare nel proprio sé, ed esser cosa che merita e vale".
Ogni uomo ha un'attitudine che è nata con lui. Fate l'opera vostra. Questo devo dirlo spesso, ma la Natura lo dice ancor più spesso.
E' ridicolo insistere a far tutto di propria mano, come se ogni uomo dovesse mettersi a costruire, alla bell'e e meglio, la sua casupola, fondere il suo martello e cuocere il suo pane al forno; ma dovrà  osare fare ciò che sa fare meglio; non aiutare gli altri secondo ciò che gli ordineranno, ma secondo ciò che egli conosce come il suo potere di aiuto.
Fare altrimenti equivale a neutralizzare tutti quegli straordinari talenti speciali che sono distribuiti tra gli uomini. Eppure, mentre quest'autorità è essenziale alla manifestazione del mondo e alla crescita e alla gloria di ciascuna mente, è raro trovare un uomo che crede nel suo pensiero o che dice le cose per dire le quali egli fu creato. Come nella stupisce l'uomo quanto il senso comune e la semplicità, così nulla è più raro, in qualunque uomo, che un atto suo proprio. Qualunque opera gli pare meravigliosa, tranne quella che sa fare lui. Non crediamo nel nostro pensiero, dobbiamo servire qualcuno; citare qualcuno; andiamo pazzi er ciò che è antico e distante: siamo sollecitati dai grandi nomi; importiamo le religioni da altre nazioni; citiamo le loro opinioni; citiamo le loro leggi. Le corti più serie e dotte di questo paese non osano affrontare una nuova questione, e aspetteranno mesi e anni perché si presenti un caso che si possa costringere a forza in un precedente, così addossando l'onus di un'iniziativa su un'altra parte più forte e coraggiosa. Così noi non portiamo nei nostri petti una sola deliberazione, oppure non la conosciamo; e poiché non possiamo scrollare dalle scarpe questa polvere dell'Europa e dell'Asia, il mondo pare nato già decrepito, la società è sotto un incantesimo, ogni uomo è un prestatario e un mimo; la vita è teatrale e la letteratura una citazione; di qui quella depressione degli spiriti, quella profonda ruga delle cure, che si dice marchi ogni fronte americana.
La fiducia in sé è il primo segreto del successo, la credenza che se siete qui, le autorità dell'universo vi mettono qui, e per una causa, o con qualche compito fissato strettamente per voi nella vostra costituzione, e finché opererete per esso starete bene e avrete successo. In alcun modo consiste nel correre prematuramente a un'azione vistosa che catturerà gli sguardi e soddisferà gli spettatori. Basta operare nella giusta direzione. La performance è ben lontana dall'essere il successo vero e proprio: è chiaro che il successo stava molto prima, ossia quando tutte le gesta costitutive della nostra civiltà erano pensieri di buone menti. La fama di ciascuna scoperta giustamente aderisce alla mente che fece la formula contenente ogni dettaglio,e non ai fabbricanti che ora ne traggono profitto; benché la folla, uniformemente, si rallegra con chi rende pubblico, non con l'inventore. E' la stupidità della moltitudine che impedisce di vedere la casa nella sua piantina; le operazioni di un marchingegno nel modello del progettista. Quando è un pensiero, benché si tratti i un nuovo combustibile, un nuovo cibo, o della creazione dell'agricoltura, gridano che si è preso un granchio, è una chimera; ma quando è un fatto, e viene sotto forma dell'otto, del dieci, del cento per cento, allora tutti gridano: " E' la voce di Dio". Horatio Greenough, lo scultore, mi disse della visita di Robert Fulton a Parigi: "Fulton bussò alla porta di Napoleone col vapore, e fu respinto; e Napoleone visse abbastanza per capire che aveva escluso una potenza più grande della sua". Non esiste forse amore puro e semplice nei confronti del sapere, dell'arte, dei progetti? Non possiamo essere soddisfatti di compiere la nostra opera, o di ottenere verità e potenza, senza essere lodati? Io vengo al punto, vengo a tutti i punti, se posso raggiungere il mio compagno con un qualunque affermazione che gli insegni il suo valore.
La summa della saggezza è che il tempo dedicato al lavoro non è mai perduto. il buon lavoratore non dice mai "Ecco, questo portrà bastare"; ma, "Ecco qui, provatelo, e tornate di nuovo, durerà per sempre". Se l'artista, in qualunque arte, si adopera bene nei suoi disegni, poco importa che egli non trovi ancora ordinazione o clienti. Io annuncio la felicità di quel giovane che è contento di aver acquisito l'abilità a cui mirava, e aspetta volenteroso l'arrivo dell'occasione per farla apprezzare, ben sapendo che essa non indugerà. Il tempo che il vostro rivale perde agghindando l'opera sua per fare effetto, precipitosamente, e a fini di mercato, voi lo spendete nello studio e negli esperimenti in direzione di una conoscenza e un'efficienza reali. Costui ha si venduto il suo quadro o la sua macchina, o ha vinto il premio, o ottenuto l'incarico; ma voi v'innalzaste a una più elevata scuola d'arte, e alcuni anni mostreranno i vantaggi del vero maestro sulla popolarità spicciola dello showman. So che non è facile distinguere questa fiducia in sé, che è il pegno di ogni performance e vigore mentale, dal disturbo suo alleato: l'esagerazione della parte che possiamo recitare; eppure sono due cose diverse. Ma la salute mentale è sapere che, al di sopra del mio bernoccolo,  e un milione di volte migliore di qualunque talento , c'è l'intelligenza centrale che subordina a sé e utilizza ogni talento; e qualunque talento, o le conoscenze che dona, ha valore solo come una porta di accesso a quest'intelligenza centrale. Solo chi perviene a questa, dove non posso esistere né egoismo né esagerazione, entra in possesso di sé. E vengo all'altro mio punto: nella scala delle potenze non è meglio il talento, ma la sensibilità: il talento confina, mentre la vita centrale ci pone in relazione a tutto. 
Quanto spesso sembra che il bene capitale nasca con una tempra gioviale e ben accordata al tono della razza umana. Un tale uomo si sente in armonia, e, per la sua ricettività, conscio di una forza infinita. Come Re Alfredo, "la buona fortuna l'accompagna come un dono di Dio". Cercate di sentire voi stessi , senza essere intimiditi dalle cose. E' la pienezza dell'uomo che scorre negli oggetti, e rende le sue Bibbie, e i suoi Shakespeare e Omeri, così grandi. Il lettore giocondo prende a prestito le sue proprie idee per riempire i fallici lineamenti dei loro schizzi, e non sa che egli dà, e non soltanto prende a prestito.
Vi è una certa quale povertà nella nostra critica. Noi assumiamo che vi siano pochi grandi uomini, e che i restanti siano piccini; che vi sia un solo Omero, un solo Shakespeare, un solo Newton, un solo Socrate. Ma l'anima, nelle sue ore raggianti non riconosce queste usurpazioni. Dovremmo sapere come elogiare Socrate, o Platone, o San Giovanni, senza impoverirci. Nelle ore buone  non troviamo Shakespeare od Omero troppo grandi, ma solo due traduttori del felice presente, e ogni uomo e donna, diviene possibilità. E' il buon lettore che fa il buon libro; una buona testa non può legger male, in ogni libro trova passi che paiono confidenze o divagazioni allusive nascoste a tutti gli altri e inequivocabilmente destinate al suo orecchio.
La luce per cui noi vediamo in questo mondo viene dall'anima dell'osservatore. Ovunque abbia abitato un nobile sentimento qualsiasi, questo ha fatto brillare intorno i volti e le case. no, le potenze di questo cervello indaffarato sono miracolose e illimitabili. Qui ci sono le regole e formule con cui si mette in opera tutto l'impero della materia. Non c'é prosperità, commercio, arte, città, o grande ricchezza materiale di alcun tipo che, se ne seguite le tracce sino a casa , non troverete radicata in un pensiero di qualche singolo uomo.
Tutte la vita è una questione di superfici? E' curioso, ma la nostra differenza d'ingegno pare essere solo una differenza d'impressionabilità, di potere di apprezzare voce e visioni sempre più tenui e stabili, sino a essere infinitamente tenui e sbiaditi. Quando uno studioso o uno scrittore ha spremuto ben bene le sue meningi per cavarne versi e pensieri, e viene fuori nella Natura, non trova mai che, nel fischiettare di un ragazzo che modula un'aria, o nel pigolio di un passero, sia suggerita una miglior poesia che non quella a cui alludono tutti i suoi parti letterari? Noi la chiamiamo salute. Che c'é di più mirabile della salute della giovinezza?Coi suoi lunghi giorni, perché i suoi occhi sono buoni, e la circolazione rapida lo tiene al caldo in fredde stanze, e ama libri che parlano alla sua immaginazione; e può leggere Platone in una stanzetta gelata, impastranato fino al mento, a costo, poi, di associare i Dialoghi con olezzi di lana. E' la rovina della vita che gli effetti naturali siano di continuo estromessi, e sostituiti da accomodamenti superficiali. Noi ricordiamo quando nella prima giovinezza la terra parlava e splendevano i cieli; quando una sera, ogni sera, bigia e invernale, con nevischio e neve, ci bastava; le nostre case erano nell'aria. Ora ci vuole una rara combinazione di nubi e luci per andar oltre ciò che è comune e basso. Cos'andiamo cercando nei paesaggi, in albe  e tramonti, nei mari e nel firmamento? Cosa se non compensazioni del rattrappimento e della piccineria delle azioni umane? Ci sdraiamo alla luce del giorno, e la mente trova qualcosa di grande come se stessa. In natura tutto è ampio massiccio riposo.Voi ricordate cos'accade a un fanciullo di città la prima volta che entra nei boschi,  d'autunno. Egli viene subito iniziato a una magnificenza  e a una gloria che sembra far accadere per lui tutti i sogni romantici. Egli è il re che sognò di essere; egli cammina attraverso tende dorate, attraverso pergolati cremisi, porfido e topazio, sotto padiglioni inghirlandati di viti, fiori e raggi di sole, di musica e incensi, con tante suggestioni da folgorare i sensi; le foglie ondeggiano ammiccanti, lo sollecitano e lusingano, e i suoi occhi e i suoi passi sono tentati da vaghe distanze a più felici solitudini. Ed egli deve tutta questa felicità solo alla sua più fine percezione. Il proprietario del bosco vi trova solo un certo numero di alberi scoloriti, e dice che "si dovrebbe buttarli giù; più di così non cresceranno; vanno tagliati e legati con corde prima che finisca l'inverno".
Wordsworth scrive le delizie del fanciullo nella Natura:

"Perché mai torneranno le ore
di splendere nell'erba, di gloria nel fiore"

Ma ho appena visto un uomo che, ben sapendo il fatto suo, mi ha detto che quel verso non era vero per lui; che i suoi occhi si aprivano man mano che invecchiava, e che ogni primavera era per lui più bella della precedente. 
Viviamo fra dei di nostra creazione. Quella campana dal rintocco profondo, che ha abbreviato tante notti di nervosismo, vi rende forse solo vibrazioni acustiche? La vecchia chiesa dove vi diedero le prime lezioni di vita religiosa, o la scuola del paesino, o il collegio universitario dove per la prima volta conosceste i sogni della fantasia e le gioie del pensiero, sono forse per noi solo impalcature di calce e mattoni? E la casa in cui nascemmo, o quella in cui visse il vostro amico più caro, è solo uno stabile residenziale il cui valore è coperto dall'assicurazione Hartford? Camminate sulla spiaggia e vi godete l'animazione della scena.
Prendete un po' d'acqua nel cavo della mano, una manciata di sabbia; bene, questi sono gli elementi. Cos'è la spiaggia se non ettari di sabbia? E cosa l'oceano, se non chilometri cubi d'acqua? Poco più o poco meno, non significa nulla. No, il fatto è che questa materia bruta fa parte di qualcosa che non è brutto. Il letto di sabbia è tenuto insieme dalla gravità sferica, e destinato a far parte del globo tondeggiante, sotto il cielo ottico: parte della stupefacente astronomia, e una parte esistente, in ultimo , per fini morali e a partire da cause morali.
Il mondo per l'occhio non è fatto solo di figure, ossia, solo di una metà; è fatto anche di colore. Come quell'elemento lava l'universo con le sue incantevoli onde! Lo scultore, terminata la sua opera, guarda un nuovo mondo di onirica gloria. E' l'ultimo tocco della natura; al di là del colore essa non può andare. In maniera simile, la vita è fatta non  solo di conoscenza, ma anche di amore. Se il pensiero è forma, il sentimento è colore.Riveste lo scheletro del mondo di spazio, varietà e splendore. Le tinte del tramonto rendono grandiosa la vita; così gli affetti umani rendono una piccola tela, dove figurano un cottage e un focolare, popolosi, importanti, e capaci di riempire lo spazio principale della nostra storia.
Il fatto fondamentale nella nostra costituzione metafisica è la corrispondenza dell'uomo al mondo, sicché ogni mutamento in quello scrive un ricordo nella mente.
La mente cede simpaticamente alle tendenze o alla legge che scorre per le cose e costituisce l'ordine della Natura; e la salute e forza dell'uomo consiste nella perfezione di questa corrispondenza o espressività. Se seguiamo questa traccia nella nostra educazione intellettuale, troveremo che non abbiamo primariamente bisogno di proporzioni, di nuovi dogmi e di un'esposizione logica del mono; ma di guardare e, teneramente, aver cura della sensibilità intellettuali e morali, quelle fontane di retto pensiero, e di sollecitarle a restare e a dimorare con noi. Mentre abiteranno con noi, non penseremo male. La nostra percezione supera di gran lunga il nostro talento. Noi accogliamo le più alte lezioni della religione e della poesia in proporzioni che superano di molto la nostra capacità di insegnarle. E, inoltre, la grande empatia e il grande ascolto degli uomini sono più veri e saggi di quanto siano stimati i loro discorsi. Una profonda empatia è ciò che richiediamo a qualunque studioso della mente; perché la differenza principale fra uomo e uomo è una differenza d'impressionabilità. Aristotele o Bacone o Kant propongono massime che sono le note fondamentali della filosofia susseguente. Ma m'interessa più sapere che, quando essi sfoderarono la loro parolona, era solo una qualche esperienza familiare a ogni uomo della strada: se così non è, non se ne sentirà mai più parlare.
Ah! se si potesse mantenere questa sensibilità, e vivere nel felice e soddisfacente presente, e trovare contentezza nella giornata e nei suoi modesti mezzi, che vi richiedono solo ricettività, e nessun esercizio sforzato né  ambizione corrosiva e ulcerosa, che sovrastimola a essere i primi della vostra classe e alla testa della società, e ad avere distinzioni e allori, e consunzione! Non siamo forti per il nostro potere di penetrare, ma per la nostra relazionalità. Il mondo si amplifica per noi non tramite nuovi oggetti, ma tramite la scoperta di più affinità e potenzialità in quelli che abbiamo.
Questa sensibilità compare nell'omaggio alla bellezza, che esalta la facoltà del giovane, nel potere che la forma e il colore esercitato sull'anima; quando vediamo occhi che sono un complimento reso alla razza umana, fattezze che spiegano le sculture di Fidia. Fontenelle disse: "Vi sono tre cose di cui sono curioso, pur non sapendo nulla: la musica, la poesia e l'amore". I grandi dottori in questa scienza sono i più grandi uomini: Dante, Petrarca, Michelangelo e Shakespeare. Il savio Socrate tratta queste materie con una certa accortezza, eppure con espressioni assai marcate. "Io affermo sempre" dice "che in materia d'amore non conosco altro che qualche bazzecola; eppure in questo campo posso affermare di essere più abile di qualunque uomo del passato o del presente". Essi possono ben parlare con quest'incertezza della loro conoscenza, e con questa sicurezza della loro volontà, perché il suo segreto è difficile da scoprire, tanto è profondo; eppure il genio si misura a partire dalla sua abilità in questa scienza.
A chi, in giovinezza o nella maturità o anche nella vecchiaia, non piace ascoltare di quelle sensibilità che fanno girare le teste in chiesa, e inviano meravigliosi raggi dagli occhi attraverso le assemblee, uno a uno, senza mai sbagliare nella folla più fitta? Lo statista appassionato conta a decine e a centinaia; l'uomo geniale s'interessa di ogni pantofola che viene all'assemblea. La passione, simile ovunque, arde sotto le nevi della Scandinavia, sotto le arsure dell'equatore, e nuota nei mari della Polinesia. Lofin è una divinità possente nell'Edda norrena come Camadeva nella volta infocata dell'India, Eros in Grecia, o Cupido nei cieli latini.
Dell'amore è vero specialmente che è uno stato di estrema impressionabilità; rispetto agli altri, l'amante ha più sensi e sensi fini; i suoi occhi e orecchi sono telegrafi; legge auspici nel fiore, nella nuvola, nel volto, nella forma, nei gesti, e li legge correttamente. Nella sua sorpresa dinanzi alla subitanea e completa intesa che c'è fra lui e la persona amata, glia  accade che essi possano in qualche modo incontrasi indipendentemente di tempo e spazio. Com'è deliziosa la credenza di poter eludere ogni vigilanza, precauzione, cerimonia, ogni mezzo e ogni ritardo, e di poter tenersi in istantanea e sempiterna comunicazione! In solitudine, in esilio, la speranza tornava, e la prova era affrontata con ardore. Le potenze superne paiono stare dalla sua parte. Ciò che aveva sulla punta della lingua è pronunciato dal suo amico. Quando andò all'estero, incontrò, per casi meravigliosi, proprio la persona che cercava. Se nel suo cammino gli capitò di guardarsi indietro, il suo amico stava camminando dietro di lui. E accadde che l'artista spesso ritrasse nei suoi quadri il viso della futura moglie mai vista prima.
Ma anche all'infuori della passione, l'uomo sensibile considera una delizia anche solo l'ascolto di una voce di fanciullo rivolta a lui, o la vista delle belle maniere di giovani di ambo i sessi. Quando l'evento è passato ed è remoto, com'è insignificante, quantunque sia il più grandioso, se paragonato al frizzante gusto del presente! Oggi, agli esami scolastici, il professore interroga Sylvina su Odoacre e Alarico. Sylvina non riesce a ricordare, ma suggerisce che Odoacre fu sconfitto; e il professore replica aspramente: "No, fu lui a sconfiggere i Romani". Ora per chi assiste è chiaro che non importa affatto Odoacre, mentre è importantissima la bambina, e se essa dice che Odoacre fu sconfitto, sarebbe stato molto meglio che fosse sconfitto anziché darle noia per un solo momento. Odoacre, se in lui ci fosse stata una briciola di gentiluomo, avrebbe detto "lasciate pure che io sia sconfitto mille volte".
E come la nostra tenerezza con gioventù e bellezza di pretese, così una simile sensibilità dà il benvenuto a ogni eccellenza, ha occhi e ospitalità nei confronti di ogni merito, anche se si nasconde nei più remoti angoli. Un inglese, uomo di carattere e talento rimarchevoli, che portò qui con sé due amici e una libreria di mistici, mi assicurò che nessuno e nulla di possibile interesse era stato lasciato Inghilterra, e aveva portato via con sé tutto ciò che vi era  di vivo. Fui costretto a rispondere: "No, nella porta accanto, probabilmente, dall'altro lato del muro, nella stessa casa, c'era un uomo più grande di qualunque altro tu abbia mai visto". Ogni uomo ha una storia degna di esser conosciuta, se soltanto egli potesse raccontarla, o se solo noi potessimo tirargliela fuori. Carattere e arguzia hanno il proprio magnetismo. Inviate un uomo profondo in una città qualsiasi, e vi troverà un altro uomo profondo, ancora ignoto ai suoi vicini. Questa è la grande felicità della vita: aggiungere conoscenti ai nostri migliori conoscenti. La stessa legge delle medie può assicurarvi che ogni cento teste ce ne saranno dieci,o cinque, buone. La moralità si genera come l'atmosfera. La genesi di entrambe è un segreto; ma le sorgenti di giustizia e coraggio non s'esauriscono più delle fonti di sale e zolfo. Il mondo è sempre opulento, gli oracoli mai silenziosi; ma chi li riceve deve, per una felice temperanza, essere portato a quelle condizioni di picco, a quella salute gioconda, sicché possa facilmente prendere e dare queste comunicazioni sopraffine. La salute è la condizione della saggezza, e il segno è la letizia, una tempra aperta e nobile. Mai vi fu poeta che non avesse il cuore al posto giusto. L'antico troviero Pons de Capduoill scrisse:

Spesso ho ascoltato e mi par vero il detto:
In chi diletta l'uomo, pure Dio prende diletto.

Ogni bellezza riscalda il cuore, è segno di salute, prosperità e favore di Dio. Ogni cosa duratura e adatta agli uomini di Divina Possenza l'ha marchiata col suo stampo. Quel che ci delizia ed emancipa, non quel che ci sfregia e addolora, è saggio e buono nella parola e nelle arti. Perché, invero il cuore al centro dell'universo, con ogni pulsazione, spinge l'efflusso della felicità in ogni arteria, vena e venuzza, sicché l'intero sistema è inondato dalle maree della gioia. La pienezza del luogo più povero è troppo grande; le messi non si possono raccogliere. Ogni suono va a finire in musica. Il bordo di ogni superficie si tinge di raggi prismatici.
Un altro tratto del vero successo. La buona mente sceglie ciò che è positivo, ciò che avanza, abbraccia l'affermativo. Il nostro è un sistema di povertà. Si presume , come dissi, che non vi sia che un solo Shakespeare, un solo Omero, un solo Gesù; non che tutti sono o saranno ispirati. Noi invece abbiamo cominciato affermando. Verità e bontà sussistono per sempre d'ora innanzi. E' vero che vi è male e bene, notte e giorno: ma non sono uguali. Il giorno è grande e finale. La notte è per il giorno, ma il giorno non è per la notte.
Cos'è quest'immortale domanda per qualcosa di più, che è propria della nostra costituzione? Questo enorme ideale? Non vi è critico o mendico tale quale questa terribile Anima. Cominciamo a non esser più contenti di nessun personaggio storico. Conosciamo quanto soddisfi la giustizia, quanto sia sufficiente la verità. Conosciamo la risposta che non lascia più nulla da domandare. Conosciamo lo Spirito per il suo tono vittorioso. Il test da applicare nella ricerca di ogni nuovo pretendente sono l'ammontare e la qualità, cos'è egli aggiunge? E qual è lo stato  mentale in cui mi lascia? Non importa la vostra teoria; ma piuttosto, quale nuova risorsa potete aggiungere all'umanità, o quanto in alto potete portare la vita? Un uomo è un uomo solo in quanto ci rende più felici la vita e la natura.
Temo che la nozione popolare del successo si contrapponga direttamente  in ogni punto al successo reale, integro, sano. L'uno adora l'opinione pubblica, l'altro l'opinione privata: l'uno la fama, l'altro il deserto; l'uno i fatti insigni, l'altro l'umiltà; l'uno il lucro, l'altro l'amore; l'uno il monopolio, l'altro l'ospitalità della mente.
Potremmo applicare questa legge affermativa alle lettere, alle maniere, all'arte, alle decorazioni delle nostre case, e via dicendo. Io non trovo che esecuzioni, torture, lazzaretti, o le orribili fotografie del campo il giorno dopo la battaglia, siamo soggetti adatti per quadri da appendere nelle nostre stanze.Penso che alcuni così detti "soggetti sacri" debbano trattarsi con più genio di quello che vidi nei mastri d'arte italiani o spagnoli , affinché siano i quadri giusti per case e chiese. La natura non invita simili esibizioni. La natura stende la pianta di ciascuna creatura accuratamente, rigorosamente adatta a ogni sua funzione; poi la vela scrupolosamente. Osservate con che cura ricopre lo scheletro. L'occhio non  lo vedrà, il sole non vi splenderà. Essa ordisce su di esso i suoi tessuti e tegumenti di carne e pelle e capelli e bei colori del giorno, e costringe a forza la morte giù sorretta, e s'affretta a coprirla di foglie e pampini, e con cura cancella ogni traccia con nuove creazioni, Chi e cosa siete voi che vorreste lasciar nuda la spettrale anatomia? Non appendete alle pareti quadri nefasti, e non ammantatevi di cose lugubri e tenebrose nelle vostre conversazioni. Non siate predicatori cinici e sconsolati. Non fate gli addolorati e non gemete. Omettete le preposizioni negative. Dateci il nerbo di incessanti affermativi. Non sprecatevi in rifiuti, né abbaiate contro il cattivo, ma cantate la bellezza del buono. Quando si dice ciò che ha diritto a esser detto, chiacchiere e critiche s'arrestano. Non mettete giù nulla che non aiuterà qualcuno.

"Perché su ogni dono di nobile origine
spira il perpetuo soffio della Speranza".

L'affermativo degli affermativi è l'amore. Tanto l'amore, tanta la percezione. L'amore è per la mente ciò che il calore è per la materia: la amplifica, e così la potenzia. Il buon volere produce intuizione, proprio come si trova la via al mare imbarcandosi su un fiume. Ho visto decine di persone capaci di farmi tacere, ma ne cerco una che saprà farmi dimenticare o superare i geli e le imbecillità in cui cado. Giotto, ci dice il Vasari, rinnovò l'arte perché, nelle sue teste, ci mise più bntà. Risvegliare nell'uomo ed elevare in lui il senso del valore, educarne il sentire e il giudizio cosicché si disprezzi per una cattiva azione, è questo l'unico scopo.
Distruggere è facile e a buon mercato. Non esistono giovani lieti e fanciulle innocenti che sguazzino pieni di risorse fra i bellissimi propositi del loro senso del dovere, e sulla strada piena di volti rosei ed entusiasti, che un cinico non possa raggelare e scoraggiare con una sola parola. L'abbattimento fa presto a colpire anche i temperamenti più sanguigni. Basta che il cinico segua i loro cenni con la sua amara conferma, ed essi frenano quel loro passo entusiasta e coraggioso e se ne vanno a casa a passo tardo e lento, precocemente invecchiati. Essi stessi, del resto, fan presto a offrire al freddo sciagurato l'accenno che voleva. Chi di loro non ha fallito nel tentativo di piacere, quando più lo desiderava, o chi non è inciampato laddove più ambiva al successo? Chi non s'è trovato in imbarazzo o a esser di tedio, o incapace di studio, di pensiero, di eroismo, ed è rimasto con la sola speranza di potere, con buon senso e fedeltà, far quel che si può e passar oltre senza biasimo? E quest'arguto malfattore diminuisce la loro piccola speranza con satira e scetticismo, e allenta le molle del dovere. Si, questo è facile; ma aiutare la giovane anima, aggiungerle energie, ispirare  speranza e soffiare sui carboni tramutandoli in utile fiamma, redimere la sconfitta con nuovi pensieri, con la fermezza di un'azione, questo non è facile, questa è l'opera di uomini divini.
Non viviamo su piani o piattaforme differenti. C'é una vita esteriore, che si educa a scuola, a cui s'insegna a leggere, scrivere, a far di conto e a commerciare; a cui s'insegna ad afferrare tutto ciò che il ragazzo può, spingendolo a farsi avanti, a rendersi utile e piacevole nel mondo, a cavalcare, correre, discutere e contendere, a dispiegare i suoi talenti, ad accattivarsi le simpatie, a conquistare e a possedere.
Ma la vita interiore siede in casa, e non apprende a fare cose, né da valore alcun a questi fatti. Essa è una quieta e saggia percezione. Ama la verità, perché essa stessa è vera e reale; ama la giustizia, non conosce nient'altro; ma non fa progressi; nel primo ricordo che ne serbiamo era saggia come ora; è proprio la stessa ora nella maturità e in seguito di quella che fu nella giovinezza. Siamo cresciuti e divenuti uomini e donne; abbiamo poteri, connessioni, figli, reputazioni, professioni; essa non li tiene in nessunconto. Vive nel grande presente; rende il presente grande. Quest'anima tranquilla, ben fondata, d'ampie vedute, non è un corriere espresso, un avvocato, un magistrato; giace al sole e cova sul mondo. Una persona di questa tempra una volta disse a un uomo molto attivo: "Io perdonerò lei perché fa così tanto, e lei me per il mio far nulla". Ed Euripide dice che "Zeus odia i faccendieri e chi fa troppe cose".

Ralph Waldo Emerson



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